mercoledì 4 febbraio 2009

"Arimortis" Prima al Teatro Edelweiss, Besana in Brianza


(Fotografie di Elena Bestetti)

RICORDO A TUTTI...



Albero blu ha aperto le iscrizioni per il prossimo seminario teatrale:

"IL NOSTRO CLOWN"

conduce Enrico De Meo 21 e 22 FEBBRAIO 2009

Il corso si prefigge di far acquisire ai partecipanti i molteplici aspetti della clownerie. Un percorso personale alla ricerca del clown che vive e respira in ognuno di noi. Partendo dalla riscoperta del proprio corpo, giocare con esso e con i suoi limiti. Evidenziando le proprie caratteristiche, scoprire la propria potenziale espressività, alla scoperta del proprio clown. Essere clown è vivere spazi e tempi al di là di categorie razionali; è giocare con la realtà per reinventarla. Il clown non è un personaggio ma uno stato d’animo. Improvvisazioni, gags, tecniche di clownerie, costruzione del proprio clown, giocoleria e acrobatica. Lo stage avrà durata complessiva di 10 ore e si terrà nello SpazioProve AlberoBlu presso Palataurus di Lecco (località Rivabella, Bione)Il corso è aperto a chiunque, anche senza esperienza teatrale. I posti sono limitati
per info ed iscrizioni tel e fax 0341 288460 mail info@alberobluteatro.it

martedì 3 febbraio 2009

CURIOSITA'

  • A decretare il primo grande successo del Teatro dell'Arte fu Anton Checov con "Il gabbiano". Inizialmente fallì ma quando Dancenko propose a Stanislavskij di riproporlo, egli accettò con preoccupazioni ma nel 1898 si affermò con grandissimo successo.
  • A superare le scene dipinte, finte, per spingersi verso le scene vere, costruite e autentiche fu SIMOW. Fu lui a proporre una scena che non doveva essere solo sfondo al lavoro degli attori ma AMBIENTE PER L'ATTORE, IN CUI AGIRE. Superò lo sfondo pittorico davanti al quale si doveva recitare per creare UN AMBIENTE VEROSIMILE inquanto L'ATTORE INTERPRETA UN'AZIONE VEROSIMILE.
  • Ad inventare i pannelli mobili, per una scena mobile, mutevole, dinamica, cangiante e fluida come la vita stessa fu GORDON CRAIG. Interpretò il teatro come movimento che va al di la del movimento degli attori ma è movimento scenico. Realizzò l'idea di TEATRO DINAMICO

Lo scoglio in Fillandia: l'origine del metodo


Stanislavskij era in turnè in Fillandia e la mattina usava meditare guardando uno scoglio riflettendo su ciò che in quel momento gli stava succedendo come attore. Si trovava a dover interpretare STOCKMANN. Si trovava davanti ad una crisi che riguardava il suo modo di recitare: "Prima non vedevo l'ora di iniziare, ora non vedo l'ora di finire. Più vado avanti, più cose perdo: qualità, vita...". Subiva una grande morte spirituale dell'interpretazione. Stanislavskij era esteriormente perfetto. Conosceva talmente bene la parte che poteva stare altrove con i pensieri. Decise allore di raccontarsi come aveva costruito questo personaggio.....tornò indietro... Non aveva lavorato solo d'imitazione ma aveva attinto dal suo passato scavando nella sua memoria emotiva, recuperando i sentimenti che aveva creato allora. Con il passare del tempo aveva perso tutto il versante interiore perchè il passare degli anni aveva cancellato quei ricordi vivi. Si trovava a vivere ciò che criticava: una recitazione meccanica e d'istinto.
Come preservare la parte dalla morte spirituale? Come fare per creare viva la parte e tenerla in vita? Rispondendo a queste domande Stanislavskij arrivò a creare il metoto.
1^VIA ------ Dall'interno all'estrno: MEMORIA EMOTIVA
2^VIA ------ Dall'esterno all'interno : AZIONI FISICHE

Stanislavskij e il non attore totale

Erano 3 gli stili recitativi che Stanislavsckij disdegnava.
Questo ha acceso in me particolare curiosità perchè quando le repliche iniziano a essere tante si finisce per recitare cosi senza nemmeno rendersene conto, quindi...RAGAZZI....UDITE UDITE IL PUNTO DUE!!

1) RECITAZIONE DI ISTINTO: può raggiungere grande efficacia, un'efficacia però, che non può mantenersi tale per tutta la durata dello spettacolo. E' affidata alla casualità e produce quindi un azione discontinua. Gli attori d'istinto cantano solo sull'ispirazione , questo procura un azione che si alterna da momenti di enfasi assoluta a momenti di enfasi nulla e si vanno cosi a creare spazi vuoti che non hanno nessun motivo d'esistere.

2) RAPPRESENTAZIONE DELLA PARTE: Chi segue questo tipo di recitazione è un attore che qualche volta è in grado di produrre quell'unità di azione totale, ma poi"VIVE DI RENDITA" si attiene alla forma esteriore della propria recitazione, dimenticando di riviverla, per pigrizia, per deterioramento spirituale della parte. Anzichè rivivere la parte ogni sera si limita a IMITARLA a RIPETERLA IN MODO MECCANICO, in modo esterno e non più interno: HA CREATO IN MODO VIVO MA NON E' IN GRADO DI MANTENERE LA CREAZIONE TALE.


3) RECITAZIONE MECCANICA: l'attore non si avvicina interiormente al personaggio ma solo in modo esterno, rimanendo al di sotto della VERA AZIONE SCENICA. Si limita a riprodurre le forme esteriori dei sentimenti, stereotipizza alcune azioni (es. svengo: mano sulla fronte; soffro per amore: pugno sul petto). L'attore che imita senza sentimento è totalmente esteriore.
NON ESISTE AZIONE AUTENTICA SE NON SI RIVIVE LA PARTE. PER PRODURRE SENTIMENTI BISOGNA INDIVIDUARLI E PER INDIVIDUARLI E' NECESSARIO AVERNE VISSUTI DI ANALOGHI.

lunedì 2 febbraio 2009

Pillole Biografiche: Stanislavskij e il Teatro dell'Arte

Stanislavskij è il nome datogli dall'Arte, il suo vero nome era Konstantin Sergeevič Alekseev.
Nacque nel 1863 per morire nel 1938, la sua famiglia era formata da ricchi industriali amanti dell'arte. Quando Stanislavskij fondò con Nemirovic Dancenko il TEATRO DELL'ARTE a Mosca nel 1898, aveva gia 35 anni e grazie all'assidua dedizione al teatro (già da giovane età) iniziò a dedicarsi ad esso per affermarsi sia come attore che come rigista. La grande passione teatrale che lui aveva non si arrestò mai, anzi continuava a crescere con lui. Nel 1898 fondò la Società D'arte e Letteratura, in modo dilettantistico, spendendo quindi del suo, ebbe cosi modo di confrontarsi con Shill e TolStoij. Dopo ciò successe che Dancenko chiese di incontrarlo perchè conosceva la sua "delusione" nei confronti del teatro russo e cosi una sera si incontrarono allo Slavianki bazar (un caffè). Questo incontro durò 18 ore e vi discussro di tutto, passando in rassegna il teatro dell'epoca e diedero vita ad un nuovo teatro. Volevano recuperare ciò che limitava il l'arte teatrale russa di quegli anni. Dacenko si occupava dei Bilanci e Stanislavskij portava una sensibilità d'attore.
Erano entrambi registi ma non furono mai veri amici a causa della loro diversa impostazione su moltie cose. Si può dire che furono loro a fondare la regia, fu infatti in quegli anni che iniziarono a uscire i primi manuali registici ma era ancora un terreno sconosciuto che loro scoprivano e inventavano man mano che vi si addentravano.
Fissarono e definirono la linea di un programma che andava oltre il teatro di quei tempi, idee provocatorie per la Russia di fine 800 che si trovava ormai sotto i colpi dell'avanguardia e lo fecero portando avanti un teatro professionistico grazie all'aiuto economico di un ricco industriale amico di familia. Erano contro la messa in scena del tempo che poneva al centro solo Il Primo Attore e sfocava tutto il resto facendolo divenire secondario. Nei primi esperimenti preregistici: Antoin, Wagner...ponevano una cura estrema per la composizione dei quadri teatrali, curando anche l'atteggiamento delle comparse. Dacenko e Stanislavskij vollero ricollegarsi a quei preregisti europei, ricercando una messa in scena più curata, creando scenografie studiate per lo spettacolo e contrastando il dominio dei primi attori: tutti sullo stesso piano (impensabile per l'epoca) .